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Conto corrente e conto deposito: quali sono le differenze?

Spesso può esserci una certa confusione quando si parla di conto corrente e conto deposito: vediamo quali sono le principali differenze tra i due prodotti.

 

Lo scenario odierno per quanto riguarda i prodotti finanziari e le varie soluzione di cui i clienti possono avvalersi per tutelare i propri risparmi e farli fruttare è piuttosto complesso: spesso infatti è necessario avere almeno alcune nozioni base di economia per non rischiare di investire i propri risparmi in un prodotto finanziario non adatto alle proprie esigenze e magari perdere tutto nel giro di poco tempo.

Quando ci si trova a dover decidere dove depositare i propri soldi faticosamente guadagnati, la sensazione è spesso quella di doversi districare in una giungla di offerte bancarie che sembrano però non rispondere mai fino in fondo al proprio bisogno, nascondendo pericolose clausole non dette che possono portare a qualche spiacevole sorpresa.

Il metodo più tradizionale per gestire i propri risparmi è il conto corrente, che spesso altro non è che un salvadanaio elettronico in cui l’utente può depositare e prelevare somme di denaro senza particolari vincoli o problemi. Le cose da tenere a mente nella scelta di un conto corrente non sono poi molte: bisogna innanzi tutto verificare che tipo di tutele esso offra nei confronti del consumatore, inoltre è buona norma informarsi su quanto costi l’imposta di bollo annuale relativa e quale sia il tasso di interesse. Questi ultimi due in particolare sono i punti dolenti che fanno storcere il naso al consumatore: l’imposta di bollo è infatti tanto più alta quanto più cospicuo è l’ammontare di denaro depositato, mentre il tasso di interesse è generalmente molto basso. I vantaggi sono quindi legati alla praticità di poter versare e prelevare il denaro a piacimento, di poter attivare il servizio di domiciliazione bancaria per diverse spese e di poter disporre il pagamento di bonifici e quant’altro da un’unica piattaforma.

Se invece si sta cercando un prodotto finanziario simile al conto corrente, ma più sicuro e che garantisce un tasso di interesse molto più alto, sarà buona norma documentarsi sul conto deposito vincolato: il conto deposito è un prodotto finanziario che permette all’utente di vincolare una certa somma per un determinato periodo di tempo (solitamente non inferiore ai 12 mesi) e maturare su di esso un tasso di interesse molto buono. La differenza principale tra il conto corrente e il conto deposito risiede nel fatto che nel secondo caso l’utente non può disporre liberamente della somma depositata, che viene vincolata per il numero di mesi prescelto e non può quindi essere prelevata. La ricompensa per non poter disporre del proprio denaro per qualche mese è però la possibilità di maturare un tasso di interesse molto più alto di un conto corrente (generalmente superiore al 1,30%) e di essere tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, un ente che assicura un risarcimento fino a 100.000 in caso la banca che offre il servizio dovesse fallire.

Dai francobolli di Bowie alle consegne ‘spaziali’. Come sarà spedire un pacco nel futuro?

Foto da cdn-static.dagospia.com

 

David Bowie è tornato nello spazio, per cadere sulla Terra. Ancora una volta.

Una collezione di dieci francobolli commemorativi del Duca Bianco, raffiguranti copertine dei suoi album storici e immagini tratte dai suoi concerti, è stata spedita nello spazio.

Secondo il Guardian, che ha diffuso la notizia, 52 pacchetti contenenti ciascuno un set di francobolli – realizzati dalla Royal Mail, il servizio postale pubblico britannico, in onore dei 52 anni di carriera di Bowie e del film “The Man who fell to Earth”, che alimentò la natura poliedrica e camaleontica del cantante, protagonista della pellicola – sono stati lanciati nella stratosfera a bordo di palloncini caricati ad elio.

Superate le nuvole e raggiunta quota 34 mila metri, i palloncini sarebbero esplosi, facendo cadere dal cielo alla velocità di 300 km/h una pioggia di francobolli. Coloro che avranno indovinato il punto esatto in cui le stampe toccheranno terra, riceveranno un set delle effigie di Bowie in edizione limitata.

Così, tra un pizzico di stupore e di ammirazione, la domanda sorge spontanea.

Cosa ci riserverà il futuro per permetterci di spedire un pacco?

Se oggi la tecnologia ci consente di fare cose inimmaginabili fino a pochi anni fa, allo stesso modo quello che ora ci sembra impossibile, diverrà, prima o poi, realtà.
Negli ultimi mesi, tra le più importanti compagnie di spedizioni si è fatto largo l’uso del postino drone. Lo stanno sperimentando Amazon, UPS e DHL. Il pacco in consegna viene caricato sul carrello del velivolo; all’operatore ‘umano’ basta inserire le coordinate della destinazione e il drone spicca il volo. Il vantaggio, rispetto al corriere tradizionale, è che così diventa possibile raggiungere anche zone impervie o poco servite, per il semplice fatto che la posta arriva dal cielo. C’è da scommetterci, i droni postini rivoluzioneranno il modo di spedire un pacco.

Foto da ups.com

Nel frattempo, Amazon ha iniziato a sviluppare un progetto – chiamato “Dragon Boat” – per controllare l’intero processo di spedizione, dalla fabbrica alla consegna finale. L’obiettivo è quello di ‘scavalcare’ i rivali di UPS e FedEX. In questo modo il colosso statunitense diventerebbe padrone assoluto dei tre processi chiave del suo business: magazzino, imballaggio e spedizione. Pare che a Seattle, dopo aver ottenuto anche la licenza dalla US Federal Maritime Commission per il trasporto marittimo di navi cargo sulla rotta Stati Uniti-Cina, stiano pensando di allestire una flotta targata Amazon di venti Boeing 767.

Tra dieci, venti o trent’anni, forse, potremo “produrre” direttamente a casa gli oggetti di cui abbiamo bisogno, grazie alla stampa 3D, senza bisogno di farceli spedire. O magari tra cent’anni la specie umana sarà in grado di teletrasportare oggetti e persone, proprio come nella saga di Star Trek. E le note di “Life on Mars?” e “Space Oddity” di Bowie echeggeranno in altri luoghi e dimensioni.

Quel che è certo, senza nemmeno bisogno di fantasticare troppo, è che grazie alle innovazioni tecnologiche, in un futuro non troppo lontano spedire un pacco sarà più semplice e veloce. Merito di droni e robot, le cui scie disegneranno ragnatele nella stratosfera. Chissà se durante il volo incroceranno un francobollo del Duca Bianco, rimasto a fluttuare tra le nuvole.

“Planet Earth is blue, and there’s nothing I can do…”.

Come scegliere il dentista per un intervento di implantologia dentale

Hai perso uno o più denti e vorresti correre ai ripari. Lo hai realizzato spulciando qua e là su internet, e lo ha confermato il tuo dentista: devi ricorrere a un intervento di implantologia dentale.

Ci sono alcune cose utili da vagliare con estrema attenzione prima di procedere.

A chi affidarsi per questa delicata operazione? Cosa fare per essere sicuro che l’impianto duri nel tempo e non crei problemi? Come ottenere il miglior rapporto qualità/prezzo?

Con questa breve guida scoprirai cosa c’è dietro a un intervento di implantologia e come scegliere con consapevolezza la soluzione migliore per le tue esigenze.

 


Foto da fondazioneumg.it

Quanto costa un impianto? Questa è una delle domande che i dentisti si sentono rivolgere più spesso. Anche sui forum online.

Partiamo precisando due fattori: 1) un bel sorriso costa sempre abbastanza caro e 2) il prezzo di un impianto può essere molto variabile e oscillare tra i 500 e i 2100 euro.

Questo divario, però, deve sorprendere relativamente. Soprattutto, non deve trarre in inganno.

Il prezzo dipende principalmente dalla qualità dei materiali utilizzati dal dentista: vite in titanio, moncone e corona. Sono i tre elementi base che compongono l’impianto. Vengono prodotti da aziende multinazionali e si distinguono in:

  • premium-price
    Come intuibile, sono quelli più costosi, frutto di ricerche e sperimentazioni continue. Rappresentano garanzia di qualità anche perché vengono certificati col passaporto implantare: con questo documento, che viene consegnato dallo specialista al paziente, l’impianto sarà sostituito gratuitamente in caso di difetti o problemi
  • low-price
    Costano meno perché sono ‘copiati’ da marche più prestigiose, o perché utilizzano materiali di qualità inferiore. Potrebbero essere meno resistenti o meno validi esteticamente. La scelta tra titanio e zirconio o ceramica e resina fa oscillare il prezzo finale di centinaia – o addirittura migliaia – di euro.

La condizione clinica del paziente incide sul costo dell’intervento. A volte, prima di procedere con l’operazione di implantologia, è necessario estrarre denti o curare carie e gengiviti. Motivo per cui i dentisti seri preferiscono visitare il paziente prima di ipotizzare un preventivo telefonicamente. Anche l’utilizzo da parte dello studio dentistico di strumenti avanzati (e molto costosi) come quelli per effettuare radiografie 3D, che rendono possibile un’analisi completa e approfondita sullo stato di salute complessivo della bocca, fa lievitare il preventivo.

Come scegliere, quindi, il giusto dentista per un intervento di implantologia dentale a Milano o in un’altra grande città? Meglio non farsi abbagliare soltanto da un preventivo più snello rispetto alla concorrenza. È di fondamentale importanza valutare anche:

  1. l’esperienza del dentista nel campo dell’implantologia. Un professionista può essere il numero uno in circolazione nel trattamento della carie, ma non avere sufficiente esperienza per altri tipi di intervento
  2. le attrezzature e i materiali utilizzati: scegliere la qualità, anche se comporta una spesa maggiore, significa affrontare l’intervento con più tranquillità.

Quello che conta, alla fine, è la professionalità di chi cura la salute della nostra bocca. Farsi visitare da più di un odontoiatra o da un network specializzato di dentisti è utile per vagliare tutte le opzioni e scegliere con maggiore consapevolezza.

Copritermosifoni: un elemento necessario per la sicurezza dei bambini

Negli asili e nelle scuole devono necessariamente essere presenti dei copritermosifoni che permettano di rendere innocui i termosifoni presenti in ogni ambiente. I termosifoni infatti hanno una doppia faccia: se da un lato sono necessari per riuscire a riscaldare gli ambienti scolastici, dall’altro lato sono molto pericolosi per i bambini che possono accidentalmente andare a sbattere contro questi elementi così duri e ferirsi in modo anche piuttosto grave. Senza dimenticare ovviamente che i termosifoni possono anche arrivare a temperature molto elevate, e sarebbe quindi preferibile che i bambini non vi stessero a contatto diretto.

Ma cosa sono i copritermosifoni? Cerchiamo di rispondere brevemente a questa domanda. Si tratta di una sorta di gabbie con sbarre in PVC che vengono posizionate davanti al termosifone e fissate direttamente al muro. Nel caso in cui un bambino dovesse cadere, non arriverebbe mai ad urtare il termosifone, bensì solo i tubi in PVC, materiale antiurto, meno duro rispetto ad ogni tipologia di metallo utilizzata per la realizzazione del termosifone, meno quindi pericoloso. Il PVC utilizzato per la realizzazione dei copritermosifoni deve, secondo le normative vigenti, essere atossico e privo di sostanze metalliche: un materiale quindi sicuro al cento per cento per i bambini.Un’altra caratteristica molto importante del PVC è che è disponibile in diverse colorazioni per fare in modo che possa adattarsi ad ogni arredamento.

Sono disponibili in commercio anche degli appositi distanziatori, da posizionare ai tubi del copritermosifone. Questi elementi, solitamente realizzati in EVA e piuttosto morbidi, permettono di evitare urti violenti contro i tubi in PVC e offrono quindi una protezione ancora maggiore. Permettono inoltre di evitare che i bambini possano arrivare a toccare i termosifoni.

Solitamente le aziende che si occupano della realizzazione di prodotti di sicurezza di questa tipologia, ne offrono due diverse versioni. Possono cioè fornire il prodotto già assemblato e pronto per essere installato oppure possono offrire il prodotto in moduli da assemblare in modo autonomo. Ovviamente questa seconda versione risulta più economica ed è la scelta ideale per coloro che vogliono riuscire a risparmiare un po’. Dobbiamo comunque ammettere che non si tratta di prodotti particolarmente costosi, soprattutto perché il mercato risulta piuttosto concorrenziale.

Un mercato concorrenziale è ovviamente un mercato dove sono numerose le aziende che vi operano. Come scegliere le migliori? Ovviamente la prima cosa che dovete prendere in considerazione è l’alta qualità dei prodotti che vi vengono offerti e la presenza di tutte le certificazioni che li rendono a norma. Vi consigliamo inoltre di fare affidamento su una ditta che abbia una buona presenza online: che vi permetta quindi di richiedere un preventivo gratuito in pochi semplici click e che vi offra anche uno e-shop dove poter effettuare i vostri acquisti. Vi consigliamo anche di scegliere una ditta che non sia specializzata solo in copritermosifoni, ma che sia in grado di rispondere ad ogni altra esigenza di sicurezza per i vostri ambienti dedicati all’infanzia.

La Piesse è una delle aziende che ci sentiamo di segnalare in quanto risponde alla perfezione a tutte queste caratteristiche: si tratta di una realtà giovane composta da un team che ha però una pluriennale esperienza alle spalle in questo settore, che offre prodotti Made in Italy, certificati e a norma, pensati appositamente per la sicurezza dei bambini.

Come scegliere un buon influencer per la propria azienda

Foto da blogs.adobe.com

Sempre più brand scelgono di promuovere i loro prodotti e la loro immagine attraverso personaggi che godono di una consistente influenza sul web e, più in particolare, sui social network. Sembra infatti che la scelta di un buon influencer ripaghi sempre gli investimenti economici fatti, consentendo anche un discreto margine di guadagno; secondo uno studio di Tomoson, nel 2015 per ogni dollaro messo a budget ne sono stati guadagnati 6,5.

Scegliere di investire nell’ Influencer Marketing, però, richiede molta attenzione, soprattutto per quanto riguarda la scelta della persona che deve rappresentare la propria azienda online. Ogni social network è caratterizzato da proprie dinamiche di acquisizione di nuovi fan e follower, per tanto, è necessario che l’influencer sappia come muoversi in questo ambito; fare influencer marketing non significa vendere un prodotto o una marca e associarla a una faccia conosciuta, bensì trovare un soggetto in cui il brand possa riconoscersi e che possa rappresentarlo al meglio.

Per trovare l’influencer giusto si possono scegliere due strade. La prima consiste nell’affidarsi a Business4People, un’agenzia di social media marketing di Milano, che negli ultimi anni ha sviluppato un’innovativa piattaforma di influencer marketing, chiamata Voicr, in grado di connettere tra loro un’azienda, che necessita di promuoversi sul web, e l’influencer più adatto alle sue esigenze. Business4People opera nel campo del social marketing dal 2009, fornendo servizi di web listening e social CRM a tutte le imprese che hanno bisogno di monitorare costantemente la loro presenza online e sviluppare strategie e campagne social allo scopo di migliorare la propria brand awareness.

L’altra strada consiste nell’analizzare con attenzione 3 aspetti fondamentali.

Il primo concerne i follower inattivi. Sono molti i profili che presentano un audience fittizio, composto da utenti fake e robots, e non conviene a nessuno parlare a una community di cui molti membri non esistono.

Il secondo punto riguarda il tasso di interazione, uno degli elementi più importanti per scegliere un influencer. Normalmente più aumenta il numero di follower, più diminuisce il tasso di interazione; questo significa che non sempre l’influencer più seguito rappresenti la scelta giusta per il proprio brand.

Infine, un altro aspetto da prendere in considerazione riguarda il numero di follower locali; è importante, infatti, avere un raggio d’azione geolocalizzato e limitato per evitare inutili sprechi di denaro. Per ottenere dei buoni risultati da una campagna di Influencer Marketing occorre che l’area di interesse sia ben definita.

Come scegliere la carta migliore per la stampa delle fotografie

Quando si vogliono stampare le nostre fotografie, una delle scelte più importanti relativamente al risultato finale è quella della carta, che consiste nel trovare il supporto migliore per valorizzare al meglio le nostre foto.

La carta ha infatti un forte impatto sulla qualità finale di quello che abbiamo creato, relativamente all’assorbimento della luce, all’opacità, allo spessore della carta stessa, e a seconda della qualità con cui vogliamo rendere, alla fine, le nostre fotografie, ne esistono varie tipologie.

Perché è chiaro che non è la stessa cosa, ad esempio, creare foto delle vacanze rispetto a creare foto per utilizzo professionale. La qualità della carta però influisce anche quando vogliamo creare album foto con il software di Fotolibro Cewe, oltre che alle normali fotografie stampate singolarmente: vediamo quali sono i parametri da prendere in considerazione.

La grammatura della carta

La prima cosa che bisogna considerare è la grammatura della carta, ossia il peso che la carta ha per un metro quadro. Le misure possono cambiare molto: la carta “da Bibbia”, ad esempio, che è sottilissima, ha una grammatura di 25 grammi, la normale carta da fotocopie circa 80, mentre la carta che si usa per le foto dovrebbe superare almeno i 200 grammi per metro quadrato.

Da notare che la qualità non è sempre relativa allo spessore: se, infatti, stampiamo una foto singola oppure stampiamo un fotolibro di piccole dimensioni la grammatura può anche diminuire, senza perdita di qualità: questa deve necessariamente aumentare, per spessore, nelle foto grandi (per evitare che si pieghino o si strappino) ma per le foto piccole non si presenta questo tipo di problema.

La patinatura e la satinatura

Altre caratteristiche interessanti da prendere in considerazione sono queste, che sono importanti per il risultato finale della fotografia, e vediamo perché:

  • La carta patinata è una carta protetta in superficie, sopra all’inchiostro stampato, da una speciale patina (nelle foto si trova sempre) che dona lucentezza alla foto finale, permettendo così di distinguere la foto stampata dalla stampante di casa da quella stampata dal fotografo. In pratica, riflette la luce prima che questa possa arrivare all’inchiostro, e ciò permette di avere i classici riflessi della foto, che ci fanno apprezzare la sua bellezza.
  • La carta satinata è invece strutturata in maniera diversa rispetto alla carta lucida. E’ infatti più spessa, e composta da filamenti di carta intrecciati come fossero il tessuto di un vestito che indossiamo, con una trama. Questa permette di avere una carte più spessa (ma senza aumentare il peso), ma soprattutto l’immagine stampata sarà più morbida, evitando così i piccoli difetti sia della stampante che della pelle (ad esempio i brufoli, che sulla foto sono puntini, tendono a scomparire sulla carta satinata). E’ più costosa della carta lucida, ma da risultati migliori.

Da notare che, se avete intenzione di stampare delle fotografie e in particolare di stampare un fotolibro dei vostri scatti è possibile utilizzare il sito Fotolibro-Cewe.it, che,oltre a mettere a disposizione il software stampa foto, permette di scegliere la qualità della carta fotografica in base a tutte le caratteristiche che abbiamo elencato fino ad ora, così da ottenere sempre il miglior risultato per i vostri scatti.

Certificazione CompTIA Linux+: cos’è e quali sono le conoscenze per ottenerla

Chi si avvicina al mondo Linux dal punto di vista professionale e non amatoriale, sa in partenza che il lavoro con questo sistema operativo sta aumentando.

I motivi sono diversi, ma ad attrarre enti e istituzioni è il fatto che Linux sia un sistema operativo gratuito, a differenza di tutti gli altri sistemi “maggiori” che sono a pagamento. Per questo motivo sono contente di investire in esperti Linux che possa configurare i loro sistemi e anche mantenerli, risolvendo i vari problemi quando si presenta la necessità.

Per poter fare questo tipo di lavoro, una delle certificazioni maggiormente riconosciute a livello nazionale e internazionale si chiama CompTIA Linux+, e si ottiene frequentando un apposito corso Linux e superando il relativo esame.

Ma che cosa si impara in questo corso, e quali sono le abilità che avremo dopo averlo frequentato?

Di seguito una lista di tutto ciò che si apprende e di ciò che è necessario sapere per ottenere questa importante certificazione.

  • Lavorare con la riga di comando, imparando quindi i principali controlli testuali dell’ambiente Unix;
  • Gestire i permessi e le proprietà dei file, cosa particolarmente utile nella configurazione delle reti informatiche;
  • Conoscere il funzionamento base di Linux, quindi lavorare con gli archivi, creare file, modificarli ed eliminarli, effettuare ricerche;
  • Gestire i pacchetti debian (i file .deb), colonna portante dei sistemi Linux che sono invece assenti in Windows;
  • Utilizzare i processi, crearne di nuovi e monitorare il loro funzionamento in ambiente Linux; si impara anche la composizione degli script, ma solamente di quelli più semplici e basilari;
  • Gestire l’hardware del computer con Linux, aggiungere periferiche, configurarle, creare e gestire le partizioni del disco;
  • Amministrazione degli account e sicurezza, che è una delle cose più richieste in corso di lavoro nelle aziende;
  • La gestione della rete, iniziando dai fondamenti del funzionamento di rete (generale), utilizzare IPv4 ed IPv6, configurare le reti, gestirle e gestire la sicurezza sulle reti interne;
  • Gestione dei sistemi di stampa, per installare una stampante di rete e configurarla correttamente;
  • La sicurezza degli Host e la cifratura, ovvero tutti i sistemi che permettono di inviare le informazioni in modo protetto e senza il rischio delle intrusioni esterne nella rete informatica configurata.

Come possiamo vedere, gli argomenti presi in considerazione dal corso sono un numero veramente alto, e la conoscenza del sistema che si apprende in un corso del genere è particolarmente approfondita.

Per questo motivo, la certificazione CompTIA Linux+ non da accesso ad una sola certificazione, ma anche ad altre due (di livello più basso) per ottenere le quali è necessario avere solo parte delle conoscenze che si apprendono in un corso di Linux Administrator, ovvero le certificazioni Linux Professional LPI e SUSE Certified Linux.

Si tratta di un corso ricco di informazioni, che fornisce le competenze generali per lavorare con i computer escludendo, di fatto, solo la programmazione che però è inutile ai fini di un lavoro aziendale come amministratore di rete: insomma, le competenze certo non mancano una volta ottenuta questa certificazione, per un documento importante che può essere davvero utile per la futura vita professionale.

Test di screening prenatale: ecco quali fare in gravidanza

A cura di: Ufficio Stampa Sorgente Genetica

 

In gravidanza la futura mamma deve occuparsi della propria salute e di quella del nascituro, sottoponendosi a controlli regolari e anche a test di screening prenatale come il test DNA prenatale.

 

Per rilevare eventuali anomalie fetali è possibile sottoporsi, in vari momenti della gravidanza, a diversi test di screening prenatale.

 

Il Bi test e la translucenza nucale si svolgono spesso nello stesso momento e possono essere fatti tra l’11ª e la 14ª settimana di gravidanza. Questo esame di screening comprende sia un prelievo ematico per studiare le proteine Free Beta-HCG e PAPP-A (se i valori non rientrano fra quelli standard è ipotizzabile la presenza di anomalie), sia la translucenza nucale, ossia un’ecografia per effettuare delle misurazioni sul feto: qualora queste mettano in evidenza risultati anomali è necessario confermare o smentire l’esito con esami di diagnosi prenatale invasivi. Il tasso di affidabilità è dell’85%1. Non è un esame diagnostico e restituisce la percentuale di rischio di anomalie del feto come la Sindrome di Down.

 

Un altro test di screening prenatale non invasivo che si può fare dalla 10ª settimana è il test del DNA fetale. Si analizza un campione di sangue della madre per individuare i frammenti di DNA fetali che sono in esso presenti. La percentuale di affidabilità è del 99,9%2, e rileva le più importanti anomalie cromosomiche come le trisomie 13, 18 e 21.

 

Tra la 15ª e la 18ª settimana si può fare il Tri test, che associa un prelievo di sangue materno per analizzare l’AFP (alfafetoproteina), l’estriolo non coniugato e la gonadotropina corionica, a un’ecografia per approfondire l’esito delle analisi e determinare se sono presenti valori anomali che suggeriscono la probabile presenza di anomalie quali Sindrome di Down o spina bifida. Il Quadri test (variante del Tri test) esamina dal campione ematico della madre anche l’ormone inibina A. Si tratta anche in questi casi di esami probabilisti e non diagnostici e il tasso di affidabilità è di circa il 70%.

 

Sottoporsi agli esami di screening prenatale è consigliato a tutte le gestanti, in particolare a quelle con età superiore ai 35 anni, o aventi in famiglia casi di anomalie genetiche. Se un esame di screening rileva un’anomalia, è necessario fare un test di diagnosi prenatale invasivo per accertare l’esito.

 

Per conoscere lo stato di salute del proprio bimbo ci si può rivolgere al proprio ginecologo, che saprà indicare i test più idonei da fare.

 

Per maggiori informazioni sui test del DNA fetale: www.testprenataleaurora.it

 

Fonti:

 

  1. Medicina dell’età prenatale: Prevenzione, diagnosi e terapia dei difetti congeniti e delle principali patologie gravidiche – Di Antonio L. Borrelli, Domenico Arduini, Antonio Cardone, Valerio Ventrut

2. Poster Illumina ISPD_2014 Rev A

Autovelox, controllo targa e contestabilità delle multe

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha chiarito che le multe date a seguito di rilevamenti con Autovelox e sistemi Tutor possono essere contestate, perché gli apparecchi non sono ancora omologati per questo specifico compito.

 

Trasgressioni riconosciute dal controllo targa

La Legge di Stabilità (n.208 del 28/12/2015) ha stabilito che tramite il controllo targa dei veicoli si possono rilevare le seguenti trasgressioni:

  • Assenza di revisione.
  • Eccesso di velocità, ma anche velocità tanto lenta da costituire un ostacolo al traffico.
  • Circolazione contromano.
  • Violazione dei segnali stradali.
  • Violazione di massa che supera il pieno carico.
  • Circolazione sui veicoli a due ruote con più passeggeri di quanti permessi.
  • Mancato uso del casco.
  • Assicurazione scaduta o assenza di RCA.
  • Violazione della misura cautelare del sequestro o confisca amministrativa.
  • Violazione del fermo amministrativo.

In tutti questi casi, non è necessario che l’infrazione sia contestata immediatamente, ma è sufficiente il controllo targa tramite la rilevazione delle apparecchiature omologate.

 

Il dettaglio

È bene specificare che quanto detto più sopra è valido esclusivamente se gli apparecchi sono omologati. Tuttavia, al momento, sembra che nemmeno il Ministero dei Trasporti sia al corrente di sistemi omologati, per esempio, per verificare il pagamento dell’assicurazione. Stando così le cose, non è, quindi, nemmeno necessario recarsi dalle autorità per i dettagli dell’accertamento delle violazioni. Pertanto, perché l’accertamento sia valido, è necessario che siano presenti gli organi di polizia per fare le verifiche del caso, o che questi spieghino il motivo per cui non è stato possibile fare subito la contestazione.

 

Il Garante per la Privacy

Sui sistemi di controllo targa è intervenuto anche il Garante per la Privacy, in particolare con il comma 5.3: “Utilizzo di dispositivi elettronici per la rilevazione di violazioni al Codice della strada”. Innanzi tutto:

 

L’utilizzo di tali sistemi è quindi lecito se sono raccolti solo dati pertinenti e non eccedenti per il perseguimento delle finalità istituzionali del titolare, delimitando a tal fine la dislocazione e l’angolo visuale delle riprese in modo da non raccogliere immagini non pertinenti o inutilmente dettagliate.

 

A seguire:

 

Anche i conducenti dei veicoli e le persone che accedono o transitano in aree dove sono attivi sistemi elettronici di rilevazione automatizzata delle violazioni devono essere previamente informati in ordine al trattamento dei dati personali (art. 13 del Codice).

 

Particolari disposizioni normative vigenti individuano già talune ipotesi (come, ad es., in caso di rilevamento a distanza dei limiti di velocità) in cui l’amministrazione pubblica è tenuta a informare gli utenti in modo specifico in ordine all’utilizzo di dispositivi elettronici.

 

Infine:

 

l’obbligo di fornire tale informativa deve ritenersi soddisfatto anche quando il titolare del trattamento, pur mancando una previsione normativa che obblighi specificamente a segnalare la rilevazione automatizzata, la segnali comunque utilizzando avvisi analoghi a quelli previsti dal Codice della strada.

 

Quindi, per far sì che le multe non possano essere contestate, i sistemi di rilevamento e controllo targa devono essere ben segnalati, e ben segnalata deve essere anche la loro specifica funzione.

 

Condomini morosi: come difendersi

Negli immobili in condominio le spese necessarie per la conservazione e il godimento della cosa comune, così come quelle relative ai servizi e alle innovazioni di interesse collettivo, sono a carico dei singoli condomini in misura proporzionale al valore delle singole proprietà. Tuttavia, può capitare che non tutti gli inquilini siano in regola con i pagamenti e che il creditore intenda aggredire pro quota il patrimonio del condomino in regola con i pagamenti per ripianare il debito. Ma tale azione non può essere intrapresa senza dar prova che prima siano state tentate tutte le procedure esecutive (mobiliari, immobiliari e presso terzi) infruttuosamente. A chiarirlo è il Tribunale di Monza che, nel  provvedimento stilato il 27 aprile 2016, fornisce una sorta di vademecum per il recupero crediti condominiali illustrando gli obblighi di fornitori, amministratori e condomini.

In particolare, la riforma del condominio (legge 220/2012) ha introdotto il principio di solidarietà sussidiaria del debito, ma ha previsto altresì dei meccanismi atti a tutelare i creditori e i condomini in regola con i pagamenti.

 

Decreto di ingiunzione

In presenza di morosi nel condominio, l’amministratore ha l’obbligo di riscuotere i contributi in base allo stato di ripartizione approvato dall’assemblea entro sei mesi. Per velocizzare i tempi, l’amministratore può rivolgersi a una società di recupero crediti e ottenere un decreto di ingiunzione immediatamente esecutivo.

 

L’inerzia dell’amministratore

La riforma stabilisce che entro i sei mesi dalla chiusura dell’esercizio, l’amministratore deve adire l’autorità legale per il recupero del credito. In caso contrario rischia la revoca giudiziaria dall’incarico.

 

Trasparenza

L’amministratore è obbligato a fornire i dati personali dei condomini morosi alla società creditrice.

 

Pignoramento

Il creditore può chiedere il pignoramento del conto corrente condominiale, ma per la sola parte che riguarda le somme versate dai condomini morosi.

 

Tutela per i condomini in regola

L’amministratore può contestare il pignoramento del conto se esso non contiene versamenti del condomino moroso e, in ogni caso, per la parte che concerne le somme dei condomini in regola con le quote da pagare.

Articolo scritto in collaborazione con Inveniun