Dai francobolli di Bowie alle consegne ‘spaziali’. Come sarà spedire un pacco nel futuro?

By | 20 aprile 2017

Foto da cdn-static.dagospia.com

 

David Bowie è tornato nello spazio, per cadere sulla Terra. Ancora una volta.

Una collezione di dieci francobolli commemorativi del Duca Bianco, raffiguranti copertine dei suoi album storici e immagini tratte dai suoi concerti, è stata spedita nello spazio.

Secondo il Guardian, che ha diffuso la notizia, 52 pacchetti contenenti ciascuno un set di francobolli – realizzati dalla Royal Mail, il servizio postale pubblico britannico, in onore dei 52 anni di carriera di Bowie e del film “The Man who fell to Earth”, che alimentò la natura poliedrica e camaleontica del cantante, protagonista della pellicola – sono stati lanciati nella stratosfera a bordo di palloncini caricati ad elio.

Superate le nuvole e raggiunta quota 34 mila metri, i palloncini sarebbero esplosi, facendo cadere dal cielo alla velocità di 300 km/h una pioggia di francobolli. Coloro che avranno indovinato il punto esatto in cui le stampe toccheranno terra, riceveranno un set delle effigie di Bowie in edizione limitata.

Così, tra un pizzico di stupore e di ammirazione, la domanda sorge spontanea.

Cosa ci riserverà il futuro per permetterci di spedire un pacco?

Se oggi la tecnologia ci consente di fare cose inimmaginabili fino a pochi anni fa, allo stesso modo quello che ora ci sembra impossibile, diverrà, prima o poi, realtà.
Negli ultimi mesi, tra le più importanti compagnie di spedizioni si è fatto largo l’uso del postino drone. Lo stanno sperimentando Amazon, UPS e DHL. Il pacco in consegna viene caricato sul carrello del velivolo; all’operatore ‘umano’ basta inserire le coordinate della destinazione e il drone spicca il volo. Il vantaggio, rispetto al corriere tradizionale, è che così diventa possibile raggiungere anche zone impervie o poco servite, per il semplice fatto che la posta arriva dal cielo. C’è da scommetterci, i droni postini rivoluzioneranno il modo di spedire un pacco.

Foto da ups.com

Nel frattempo, Amazon ha iniziato a sviluppare un progetto – chiamato “Dragon Boat” – per controllare l’intero processo di spedizione, dalla fabbrica alla consegna finale. L’obiettivo è quello di ‘scavalcare’ i rivali di UPS e FedEX. In questo modo il colosso statunitense diventerebbe padrone assoluto dei tre processi chiave del suo business: magazzino, imballaggio e spedizione. Pare che a Seattle, dopo aver ottenuto anche la licenza dalla US Federal Maritime Commission per il trasporto marittimo di navi cargo sulla rotta Stati Uniti-Cina, stiano pensando di allestire una flotta targata Amazon di venti Boeing 767.

Tra dieci, venti o trent’anni, forse, potremo “produrre” direttamente a casa gli oggetti di cui abbiamo bisogno, grazie alla stampa 3D, senza bisogno di farceli spedire. O magari tra cent’anni la specie umana sarà in grado di teletrasportare oggetti e persone, proprio come nella saga di Star Trek. E le note di “Life on Mars?” e “Space Oddity” di Bowie echeggeranno in altri luoghi e dimensioni.

Quel che è certo, senza nemmeno bisogno di fantasticare troppo, è che grazie alle innovazioni tecnologiche, in un futuro non troppo lontano spedire un pacco sarà più semplice e veloce. Merito di droni e robot, le cui scie disegneranno ragnatele nella stratosfera. Chissà se durante il volo incroceranno un francobollo del Duca Bianco, rimasto a fluttuare tra le nuvole.

“Planet Earth is blue, and there’s nothing I can do…”.